Centro Nazionale Studi sul Jazz - Arrigo Polillo

STASERA JAZZ - A BOOK BY ARRIGO POLILLO

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Arrigo Polillo - STASERA JAZZ
Introduzione

«Hai conosciuto John Coltrane?», «Sì? E che tipo era?»
Non so quante volte mi sono sentito rivolgere domande simili; solo il nome variava di volta in volta. Non che i miei interlocutori volessero da me un'analisi approfondita, uno studio psicologico: si accontentavano di molto meno. Anche di sapere se il Tale è antipatico o simpatico, se è intelligente o tonto, se è gentile oppure no.
Ho sempre cercato di rispondere come meglio potevo alle domande che mi venivano rivolte, ma alla fine mi sono dovuto chiedere: perché non rispondere una volta per tutte per iscritto, e cioè con un libro?
Queste pagine sono nate così. In esse ho cercato di scrivere un rapido diario di quarant'anni vissuti in mezzo al jazz, e più precisamente tra le quinte de jazz. A costo di sorprendere qualche famoso jazzman in pigiama.
Nello scrivere mi sono giovato di una guida: le pagine di oltre trenta annate del mensile «Musica Jazz», di cui sono stato, dal principio, e per vent'anni, il Redattore capo, e quindi il Direttore. In quelle pagine si ritrova il segreto di una memoria che altrimenti parrebbe prodigiosa; lì, io e i miei amici abbiamo annotato mese per mese tutto ciò che di rilevante accadeva nel mondo del jazz, in Italia e altrove; lì sono contenute innumerevoli recensioni, reportages, interviste che, rilette, mi hanno restituito, con la vivezza del momento, le sensazioni, le impressioni che provai quando mi trovavo coinvolto negli avvenimenti.
Qualcuna delle pagine che seguono è stata ripresa pari pari di lì. In certi casi, infatti mi sarebbe sembrato di confezionare un falso se avessi tentato di riandare con la memoria, sempre un poco deformante, e con la mentalità di oggi, ad avvenimenti lontani.
naturalmente, in questo libro non si parla di tutti i musicisti che contano nella storia del jazz. Con molti ho avuto solo rapporti fugaci e non significativi; altri non ho avuto l'occasione di incontrarli, per lo più perché erano già scomparsi di scena quando io cominciai a occuparmi di jazz. E mi riferisco non solo ai pionieri, come Jelly Roll Morton, King Oliver o Bix Beiderbecke, ma anche a uomini della successiva generazione come Fats Waller, Tommy Dorsey o Art Tatum, il quale ultimo fu da me scritturato quando ormai era troppo tardi: morì infatti poco prima che la sua ultima tournée europea, già fissata, potesse iniziare.
Un ultimo avvertimento: con le indiscrezioni dissacratorie ci sono andato piano, come si dice. Considero gli uomini di cui si parla in queste pagine degli amici, e non intendo tradirli spettegolando sul loro conto con il cattivo gusto di certi settimanali. Mi limiterò a raccontare tutto ciò che ritengo utile alla comprensione della loro personalità. In realtà io penso, in tutta sincerità, che sia stata per me una grande fortuna conoscere tanti artisti di rilievo e avere avuto tanto spesso il privilegio di applaudirli da vicino, seminascosto tra le quinte, o dietro un fondale di teatro.